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La scuola socialista

Il socialismo e Karl Marx

 

 
ORIGINI DEL SOCIALISMO

Il movimento del socialismo nacque nei primi decenni dell'Ottocento dall'osservazione dei difetti del capitalismo e in particolar modo dello sfruttamento della classe operaia.

 

SOCIALISMO UTOPISTICO

In un primo momento si affermò il cosiddetto socialismo utopistico che criticava il capitalismo, la proprietà privata dei mezzi di produzione e auspicava un loro superamento senza però proporre delle concrete soluzioni alternative. Da qui il termine utopistico.

 

SOCIALISMO SCIENTIFICO

Il socialismo scientifico si affermò successivamente con Karl Marx.

 

LOTTA DI CLASSE

Karl Marx affermava che il superamento del capitalismo si sarebbe avuto in seguito alla lotta di classe, cioè alla inevitabile lotta tra le due classi antagoniste:

  •  la classe operaia, sfruttata;
  • e quella capitalistica, sfruttatrice.

 

 

TEORIA DEL PLUSVALORE

Marx, inoltre, elaborò la teoria del plusvalore.

I capitalisti acquistano dal lavoratore la forza-lavoro e la impiegano nel processo produttivo per l'ottenimento delle merci. 

Il valore di tali merci è dato esclusivamente dal lavoro necessario per la loro produzione.

I capitalisti pagano al lavoratore un salario di sussistenza, cioè appena sufficiente alla sua sopravvivenza fisica.

La differenza tra il valore dei beni prodotti e il salario di sussistenza pagato ai lavoratori rappresenta il plusvalore del quale si appropriano i capitalisti commettendo un vero e proprio furto a discapito dei lavoratori.

Esempio: il valore della forza-lavoro offerta da un lavoratore in una giornata lavorativa è pari a 50 euro. Il datore di lavoro paga per tale lavoro una retribuzione di sussistenza pari a 30 euro. La differenza di 20 euro rappresenta il plusvalore.

 

Ciò fa sì che la ricchezza si continui ad accumulare nelle mani dei capitalisti, mentre la classe proletaria rimane sempre povera.

 

LA SOCIETA' COMUNISTA

Era quindi inevitabile una rivoluzione dei proletari al fine di togliere i mezzi di produzione ai capitalisti.

Sarebbe stato, poi, necessario un periodo di dittatura al fine di organizzare una società più giusta, nella quale non vi fossero le classi sociali e che fosse basata sul principio di uguaglianza. Tale società è la società socialista.

 

IL SISTEMA COLLETTIVISTA

Le teorie marxiste hanno portato alla Rivoluzione russa, nel 1917, e alla formazione del sistema collettivista: la proprietà privata fu abolita, furono nazionalizzate le banche, le imprese con più di 5 dipendenti furono sottoposte al controllo dei soviet, ovvero consigli di operai e di soldati, i terreni furono messi a disposizione dei contadini che volevano coltivarli.

Tutte le decisioni relative alla produzione (cosa produrre, come produrre, quanto produrre, ecc..) erano prese da organismi pubblici attraverso una severa programmazione effettuata per mezzo del piano economico con cui si programmavano gli interventi statati nell'economia per un periodo di 5 anni e tale programmazione non poteva essere modificata.

In un primo momento ciò comportò una grossa crescita economica dell'Unione sovietica. Successivamente, però, il sistema collettivista ha mostrato i suoi limiti: obiettivi economici rigidi e lontani dalle esigenze del popolo, assenza di coinvolgimento dei lavoratori nelle decisioni, assenza dell'iniziativa privata e dei suoi benefici influssi sulla crescita economica, ma soprattutto assoluta assenza delle libertà personali, oppressione e  repressione di ogni forma di opposizione.

Fu così che nel 1985 iniziò la perestroika, termine che significa ristrutturazione. La nuova fase segnò la fine del sistema collettivista e un avvicinamento ai modelli economici occidentali, ma tale processo non ha dato i frutti sperati anche perché in molti degli Stati che un tempo appartenevano all'Unione sovietica, si assiste ad una situazione confusa nella quale non sono stati ancora superati i vecchi modelli economici e quelli nuovi non sono ancora riusciti ad essere applicati a pieno.

 

 

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